

2. La Francia di Luigi quattordicesimo: una monarchia assoluta e
burocratica.

Da: C. Morandi, La personalit di Luigi quattordicesimo, in
Annali di Scienze Politiche, a cura dell'Universit di Pavia,
1943.

In Francia il principale protagonista del processo di formazione
dello stato assoluto fu lo stesso sovrano. Egli concentr tutto il
potere nelle sue mani, servendosi dell'opera di ministri e
collaboratori di provata fedelt e preferibilmente di estrazione
borghese, soffocando le autonomie locali e sostituendole con un
sistema rigorosamente centralizzato, smantellando tutte le
assemblee rappresentative e svuotando di ogni potere quelle
mantenute in vigore. Contemporaneamente Luigi quattordicesimo
riordin il sistema finanziario, per eliminare abusi e far
crescere il gettito fiscale, e promosse l'espansione dell'economia
nazionale, sottoponendo alcuni settori al controllo diretto dello
stato, erogando premi e incentivi, realizzando infrastrutture e
potenziando la marina mercantile. Le basi dello stato assoluto si
fondarono cos sul potere personale del sovrano, ma anche sul
complesso apparato amministrativo, ossia su una borghesia
divenuta forza operante al servizio del monarca. Nella presenza
di questi due elementi fondamentali lo storico italiano Carlo
Morandi coglie una contraddizione latente, destinata a scoppiare
quando, di fronte alle difficolt interne ed esterne, il sovrano
accentuer il carattere personale del proprio governo e la nazione
comincer ad avvertire il peso dell'arbitrio e del dispotismo
monarchico.


Il 9 marzo 1661 il re annunciava alla corte che ormai nulla si
farebbe nello Stato senza suo ordine. Tutto il potere si doveva
raccogliere nelle sue mani, ed i ministri non dovevano essere che
fedeli collaboratori del sovrano. Il quale fiss i limiti delle
loro attribuzioni, e cominci col ripristinare l'antico conseil
d'tat [consiglio di Stato], [...] ma ridotto a tre membri e con
esclusione dei familiari, dei principi del sangue e degli
ecclesiastici; il che non gl'imped di giovarsi, quando volle, di
consiglieri estranei e massime del vecchio maresciallo di Turenne.
Ma i ministri vennero scelti con assoluta preferenza tra i
borghesi [...] e non ebbero  ni charge, ni patente, ni serment 
[n carica, n patente, n giuramento: potevano dunque essere
revocati dal sovrano in qualunque momento] (Saint-Simon). Luigi
quattordicesimo mirava ad impadronirsi degli strumenti che avevano
gi fatto buona prova e a considerare i pi diretti collaboratori
come leve di comando. [...]I maggiori e pi fortunati ministri
furono quelli (Colbert, Louvois) che seppero dare al re
l'impressione di essere semplici esecutori d'ordine, mentre in
realt erano i loro progetti e le loro idee che trionfavano
attraverso il crisma della volont sovrana. [...].
Senza dubbio egli sapeva ascoltare con molta pazienza prima di
decidere con pari fermezza. Tutti gli affari dovevano essergli
sottoposti: la vigoria fisica,  son hroque sant  [la sua
eroica salute], gli rendeva possibile un lavoro assiduo,
un'attivit instancabile e prodigiosa.
Profondo il contrasto fra i due aspetti della vita di corte:
quello frivolo e galante delle feste e degli intrighi amorosi, e
l'altro denso di opere e di fatica che si attuava nelle quotidiane
cure dello Stato. N il trasferimento da Parigi a Versailles era
stato casuale, sibbene indice d'una profonda mutazione di
consuetudine e di norme. S'introdusse un cerimoniale solenne, sul
tipo spagnuolo e austriaco e si costitu una gerarchia regolata da
un'etichetta severa. La persona del re divenne oggetto di culto da
parte d'una folla di cortigiani che si assiepava nei palazzi di
Versailles, e il fulcro della vita della reggia, ove ogni atto e
momento della giornata del sovrano davano origine ad una cerimonia
e dove il tono dell'ambiente e le costumanze dovevano apparire
come l'espressione perfetta della maest regale.
Luigi quattordicesimo era veramente le Roi Soleil [il Re Sole]:
luce dominante nel centro d'un mondo che da lui prendeva vita e
intorno a lui armonicamente si muoveva. [...].
Immenso il lavoro compiuto all'interno, nonostante un quarantennio
di lotte diplomatiche e di guerre che assorbirono danaro, uomini
ed energie. Luigi conosceva bene la Francia per averla percorsa
pi volte, a lungo; e non gli erano sfuggiti i particolarismi, le
diseguaglianze, gli abusi, tutto ci che ancora rimaneva di
eterogeneo e di non assimilato nell'organismo statale. Pur senza
ricorrere a mutamenti radicali e improvvisi, e spesso mantenendo
gli antichi quadri amministrativi, riusc a soffocare le autonomie
e a sostituirvi un sistema di rigorosa centralizzazione. Con
l'istituzione progressiva degli intendenti quali rappresentanti
diretti dell'autorit monarchica nelle province, si videro
esautorati i vecchi governatori militari [...]. Insieme con le
franchigie provinciali caddero quelle comunali, lo stesso
simulacro delle elezioni municipali scomparve e le cariche si
trasformarono in uffici. Rimasero i Parlamenti, ma svuotati di
ogni loro valore e funzione, sottomessi agli intendenti; e gli
Stati Generali non vennero pi convocati lasciando che ne svanisse
anche il ricordo. [...].
Un'attivit ben pi feconda fu svolta nel campo dell'economia
nazionale, ove per  assai difficile scindere l'opera del sovrano
da quella di J.-B. Colbert [Jean-Baptiste Colbert, controllore
generale delle finanze e ministro di Luigi quattordicesimo]. Le
finanze erano sconvolte dalle guerre, dalle lotte civili, dalle
malversazioni dei funzionari. La creazione del Conseil des
finances [consiglio delle finanze], [...] la nomina del Colbert
a controllore generale delle finanze (1665), posero le basi di un
nuovo ordinamento che consent una provvida revisione fiscale.
Tolti parecchi abusi, vigilati i metodi di esazione, accresciuto
il numero dei contribuenti, il gettito netto delle imposte sal da
32 milioni (1661) a 97 nel 1683. Il re verificava spesso i
registri contabili controllando le modifiche apportate ai bilanci
preventivi. Ma riponeva piena fiducia nel Colbert.
Tutto il primo ventennio di regno  segnato da una vigorosa
impronta costruttrice: nell'agricoltura con le ordinanze sulle
acque e sulle foreste (1669), con il miglioramento del patrimonio
zootecnico, con la distribuzione di sementi e di premi ai
coltivatori; nell'industria con le provvidenze dirette a favorire
le manifatture nazionali; nei lavori pubblici con la costruzione
di strade, di ponti, di canali (Canal du Midi) [Canale del
Mezzogiorno], con la creazione di Versailles e gli abbellimenti
di Parigi. Circondato da una folla di artisti e di tecnici, Luigi
voleva il primato della Francia in ogni campo d'attivit e non
s'arrestava dinanzi ad una ardita innovazione. [...].
Questa politica di efficienza e di prestigio doveva trovare
nell'espansione commerciale e coloniale il suo naturale
completamento. Il re non ostacol l'opera del Colbert che fu il
vero animatore dell'emancipazione economica della Francia e che
mir ad imprimere il massimo impulso alla esportazione mediante il
controllo della produzione e il vasto impiego dei dazi protettivi.
Fu creata quasi dal nulla la marina mercantile; ampliato il Porto
di Marsiglia, attrezzati gli arsenali di Brest, Rochefort, Tolone,
accresciuti i possessi coloniali in America e in Africa e,
soprattutto, valorizzati con la formazione delle due Compagnie
(1664), una per le Indie Occidentali e l'altra per le Indie
Orientali, con la colonizzazione della Louisiana, col generale
aumento dei traffici. Politica di sviluppo delle forze nazionali
che, elevando la Francia al rango delle grandi potenze marittime,
doveva fatalmente accrescere il numero dei suoi nemici, perch,
insieme con la rivalit tradizionale del blocco asburgico,
suscitava le gelosie dell'Olanda e dell'Inghilterra. Di qui
l'urgenza di un programma di organizzazione militare che Luigi,
assistito dal Louvois e dal Vauban [Franois-Michel Le Tellier de
Louvois e Sbastien le Preste de Vauban, uno ministro della guerra
e l'altro ingegnere militare], ide e diresse con vigile cura e
che, partendo da modifiche tecniche negli armamenti terrestri e da
un aumento dei mezzi offensivi della flotta, giungeva ad un pi
vasto concetto di difesa nazionale imperniato sulla sicurezza dei
confini e sulla copertura del paese mediante le linee fortificate
di protezione e quelle places de la frontire [piazzeforti
collocate sulle linee di frontiera], il cui valore politico e
strategico testimonia dell'intuizione esatta che Luigi
quattordicesimo aveva avuto del compito avvenire della Francia.
Ma nel complesso di tutta la politica interna  possibile scorgere
l'affermarsi di due tendenze diverse e quasi contraddittorie: da
un lato l'accrescimento del potere personale del re, dall'altro la
formazione di una monarchia burocratica, ordinata nei nuovi quadri
amministrativi. Queste linee direttrici coesistono e si
equilibrano nei primi decenni del regno e sono rappresentate dalla
stretta collaborazione del re e di Colbert. Attraverso
l'organizzazione dello Stato la volont sovrana penetra in ogni
parte: non vi  cellula del corpo sociale che non sia permeata di
dispotismo. La nobilt, da turbolenta e faziosa, ridotta a docile
strumento della vita di corte; l'alto clero vincolato al re nella
comune difesa della libert della Chiesa gallicana; la borghesia
divenuta forza operante al servizio del monarca. Ma, d'altra
parte, lo sviluppo del sistema amministrativo crea nello Stato
delle istituzioni stabili che limitano, in virt della loro stessa
esistenza, la volont personale del re; e quando questi, negli
ultimi decenni del regno, sotto l'urto delle difficolt esterne ed
interne, accentua il carattere personale del proprio governo, tra
le due forze gi si delinea il futuro conflitto. [...] Si rende
pi manifesta la contraddizione latente nella politica di Luigi
quattordicesimo: l'aver fatto appello all'iniziativa borghese, pur
conservando la struttura tradizionale della societ con i suoi
privilegi ed abusi, e limitandosi ad accentrarli nelle mani del
sovrano con lo scopo di renderli inoffensivi. Cos, di fronte ai
sacrifici resi necessari dalle guerre, dalle carestie, dal rapido
crescere delle imposte, [...] la nazione cominci ad avvertire
profondamente il peso dell'arbitrio. La nobilt, resa inutile e
dispendiosa, fece di Versailles una capitale falsa e fittizia,
estranea alla vita del paese, e il re circondandosene parve
solidarizzare con essa ed allontanarsi dal popolo. La monarchia di
Luigi quattordicesimo, dispotica e al tempo stesso amministrativa,
non poteva fruire che di un equilibrio precario: nell'urto delle
due opposte tendenze  gi in germe la crisi dell' ancien rgime.
